Il Dizionario di Castellucci
Roberto Francesco da Celano
Se dovessi provarmi a dire della questione intellettuale, della scommessa sull'intelligenza e mi fosse richiesto di avvalermi di immagini, certamente fra queste proporrei i quadri di Castellucci.
C'è infatti, nel suo modo di annunciarli, attraverso i chiaroscuri dell'acquerello, quell'accenno, quella dissidenza, quel dove senza luogo, che richiamano la questione intellettuale, la parola originaria. Come divenire stile, artista, senza più credenza nel soggetto, che pure dipinge, ma secondo la maniera, secondo la corrente?
Fiori nello studio è il titolo di un quadro di Castellucci che espone un tavolo squarciato da un vaso di fiori, da oggetti e da un foglio stampato. Ora chiaro, ora scuro, senza dettagli fissati, con contorni sfumati sul muro del suono, i fiori esplodono in farfalle, bagliori nei campi, fuochi nel crepuscolo e il vaso che li trattiene prende le trasparenze dell'infinito; mentre un boccale o un barattolo inventato sembra mimare quel contenitore incontenibile e trattenere, invece dei fiori, pennelli o gambi di penne.
Alcuni di questi dipingono ancora il boccale, in una scia di luce. Imprendibile la scena, né tutta chiara, né tutta scura, e allude sempre a un'altra cosa, in una crisi costante, che esige la svolta. Il foglio stampato sembra pietra incisa dal vento, in un turbinio di notizie virtuali. Non c'è tela da riempire o da colmare di tinte, bensì una trama tessuta dai chiaroscuri che portano all'incontro.
Castellucci sembra avvertirne il tono e solfeggiare, in levare e in calare, verità intoglibili. In questa prova, come nell'afasia originaria, è impossibile chiarire, raccogliere certezze, definire una volta per tutte. Castellucci incomincia con la traduzione, secondo il dizionario del colore: traduce, trasmette, traspone, intende. Ma questo intendimento giunge dopo una ricerca lunga e difficile, provocata dall'inesistenza dell'origine, che comporta il disagio, per cui le cose entrano nella parola, nell'inappartenenza.
I quadri di Castellucci non riproducono la realtà, ma i suoi bordi impossibili, fra i quali trascorrono novità incessanti.
I quadri di Castellucci (in particolare Il Reno a Pontecchio Marconi) propongono un appuntamento improrogabile con la poesia, sfida intellettuale.
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