Marco Castellucci Artista
     
 

L'arte dell'acquerello
Marco Castellucci (estratto)

Ho cominciato a dipingere fin da bambino: facevo disegni. Mio padre diceva che avevo talento, e li portava in giro per mostrarli ai colleghi. Fra i suoi clienti, aveva Morandi, cui fece vedere i miei disegni. Morandi gli disse che ero adatto per frequentare il liceo artistico.
E da lì ho cominciato a frequentare l'Accademia Clementina di Bologna. Nel primo anno, ho avuto come professore di scenografia lo stesso Morandi, ormai anziano; era sempre inseguito da persone che volevano da lui un disegno e cose del genere. Lui ci aiutava a fare alcuni disegni che, regolarmente, gli assistenti si portavano a casa.
Ho avuto come maestri Tomba, molto noto, Cervelletti, Vignari, Manaresi, Natalini. A insegnarmi l'acquarello è stato Fabio Vignoli, uno scultore acquarellista molto bravo, anche se non ha mai fatto mostre:
le sue opere sono vendute immediatamente e non riesce neppure a giungere a una mostra.
Ho iniziato la facoltà di architettura, senza portarla a termine; successivamente, presa la cattedra di disegno e storia dell'arte, ho insegnato per tre quattro anni a Bologna, all'istituto Manzoni, dopo essere vissuto nel 1959-60 a Roma, dove frequentavo gli artisti in via Margotta e in via del Babuino.
Ma l'insegnamento mi annoiava. Vidi un annuncio su un giornale in cui una grande casa editrice,
la Longanesi, cercava collaboratori.
Così, per curiosità, andai e incontrai Leo Longanesi, che era veramente un genio, sicuramente,
nel campo editoriale, perché aveva un'ottima casa editrice, ma anche in altri campi, perché scriveva, insegnava, dipingeva. Mi ha convinto a entrare nella sua casa editrice.
Io, allora, sognavo qualcosa d'interessante dal punto di vista artistico, invece sono entrato direttamente nel reparto commerciale, e per diversi anni sono stato ispettore.
Da allora, sono immerso nei libri tutto il giorno. Per questo, per un certo periodo, ho lasciato un po' in disparte la pittura. Dipingevo nei ritagli di tempo, quasi per dimenticare.
Ma non potevo lasciare l'arte. Ho sempre frequentato gallerie, aste, ho anche collezionato opere d'arte, e sono tuttora un collezionista, in particolare dei maestri bolognesi. Per esempio, ho diverse opere
di Morandi, ma anche bei quadri di Corsi. Collezionare quadri, opere d'arte, mi è servito per migliorare
il mio discorso, che è estremamente semplice.
Ho trovato così la mia strada, che è quella di analizzare il particolare, la natura.
Gli acquarelli di Morandi mi hanno affascinato molto, ma sono stato sicuramente influenzato da Magritte: trovo che nei miei quadri ci sia il surrealismo, anche se il mio stile può essere qualificato
figurativo-moderno. Una cosa che sicuramente mi prende è il colore, nei miei quadri c'è una ricerca costante del colore, dell'accostamento di colore, della trasformazione.
Tante volte, mentre viaggio, mi accorgo di non guardare un paesaggio come una macchina fotografica può vederlo, ma di trasformarlo costantemente, così come lo farei io: quel verde,
quell'accostamento li farei così. In certi momenti, cerco addirittura di eliminare le linee.
Infatti, nei miei quadri le linee sono sempre confuse, benché abbia avuto, fin da bambino,
una mano per il disegno. Ero portato per il disegno, però nella pittura mi riesce di più di confondere
le linee e di fare parlare sopra tutto le masse di colore. Per questo il paesaggio mi riesce facile:
chi cerca il colore, lo cerca anche nelle piccole cose, in particolare nel paesaggio. […]

 
     
 
 
 
 
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